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Regione Calabria
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Unione Europea
UN TRENO CHE FACEVA SOGNARE
Inviato da admin-mann il 12/11/2007 n° 58
LICEO LINGUISTICO E SOCIO PSICO PEDAGOGICO MESORACA (KR)
In collaborazione con Comune di Mesoraca Comunità Montana Alto Marchesato Crotonese AMIT (mesorachesi in Ticino) Associazione Reatium (Lavena Ponte Tresa) Comune di Lavena Ponte Tresa
Sabato 24 novembre, ore 16.00
Sala “Carlo Cattaneo” del Consolato di Lugano (Svizzera) Domenica 25 novembre, ore 10.00 Biblioteca sala civica "Livia Macchi" del comune di Lavena Ponte Tresa
Presentazione del volume
UN TRENO CHE FACEVA SOGNARE L’emigrazione mesorachese del secondo dopoguerra attraverso il racconto dei protagonisti
A CURA DI FRANCESCO SPINELLI collaborazione di Francesco Mannarino
PROGRAMMA
Saluti
MAURIZIO CORTESE Presidente Associazione Mesorachesi in Ticino
FRANCESCO GENTILE Preside del Liceo di Mesoraca
SALVATORE LONETTO Sindaco di Mesoraca PIETRO RONCORONI Sindaco di Lavena Ponte Tresa
FRANCESCO MANGANO Assessore alla Cultura del comune di Mesoraca
ATTILIO SARCONE Assessore alla attività produttive Comunità Montana Alto Marchesato Crotonese
Inoltre a Lavena Ponte Tresa, Sabato e Domenica mattina in Via Morazzone, ci saranno una mostra fotografica di Mesoraca e un assaggio dei prodotti tipici mesorachesi
GLI ALUNNI DELLA III D DEL LICEO DI MESORACA
Abstract
Non c’è aspetto o situazione o atmosfera o sentimento, legati a quel complesso e travagliato processo che è stata e continua ad essere l’emigrazione, che questo libro non riesca a mostrare, riuscendovi sempre con intensa forza espressiva. La ragione consiste in un fatto, al tempo stesso semplice e raro: la disponibilità all’ascolto, a prestare attenzione all’altro, senza schemi interpretativi preconcetti e soprattutto senza quella supponenza che purtroppo imperversa specie quando ad essere indagati sono i deboli, gli emarginati, o gli emigrati, i quali appunto nella loro vicenda riassumono debolezza e marginalità sociali che ne hanno reso sempre - come dimostra la storia - più facile e dolorosa l’espulsione.
Il libro costituisce una sorta di autobiografia collettiva, dove le singole storie, le singole vite, i singoli ricordi, per quanto particolari e minuti, non vivono mai nel segno della separatezza, poiché si raccordano e si alimentano attraverso il richiamo costante a un fondo di valori comuni condensati dentro un paese su cui, a un certo punto della sua storia, peraltro mai facile, si è abbattuta la condanna dello sradicamento, la necessità del treno su cui migliaia di uomini hanno caricato se stessi, i loro ricordi e i loro sogni. Questo libro dunque rappresenta, più in generale e a giusta ragione, un ulteriore tassello di quest’ampia riflessione sul popolo calabrese, una sorta di viaggio nelle nostre profondità storiche e culturali, dove le vite degli uomini sono segnate dalla fatica, dal dolore, dal dramma di doversene andare.
L’indagine, svolta attraverso una scrittura sobria e asciutta, che non cede mai alle lusinghe, sempre in agguato in una materia siffatta, dell’enfasi o della dismisura sentimentale, è accurata, attenta ai particolari, sempre in grado di cogliere il senso complessivo dei fenomeni dando perciò il giusto risalto a episodi e situazioni di intensa umanità, sia prima che dopo la partenza.Il libro può essere letto come il documentario di una esperienza di lacerazione. Non c’è emigrato mesorachese che non venga raggiunto dalla ricerca e, una volta localizzato, non sia messo in condizione di portare il suo tassello alla costruzione generale: un censimento perfetto al quale non è sfuggito nessuno, nel quale gli uomini non sono mai ridotti a numeri, ma hanno voce, vengono ascoltati, sono protagonisti. Tutto il lavoro di ricerca che ne sta alla base ha nello stesso tempo costituito l’occasione per mettere insieme tantissime persone - emigrati e non - e quindi per introdurre fattori di coesione dentro la comunità, operando una sorta di saldatura tra generazioni diverse e una ricomposizione della memoria collettiva, attraverso una riappropriazione sentimentale e critica di un processo tra i più incisivi i questo paese. Questo è un ulteriore pregio del libro.
Questo libro, che è un libro degli studenti di Mesoraca, che narra l’emigrazione di tanta parte della popolazione di Mesoraca, legittima - anche per la carica di partecipazione empatica che lo anima - l’auspicio che la catena migratoria di ieri- anche in nome di quella esperienza -possa estendersi fino a oggi, fino cioè a comprendere - in una logica inclusiva di dialogo, di accettazione e di coesistenza - i tanti immigrati che lavorano nei nostri paesi, nelle nostre case: ciò nella consapevolezza che essi sono risorse e in quanto talinon possono che arricchire i nostri territori. “La mia esperienza in Svizzera - ha detto agli studenti uno degli emigrati - è stata grande perché, avendo lavorato con tante persone, slavi, turchi, algerini, altra gente di tutto il mondo, sono riuscito a capire i modi e gli usi di tanti paesi.”
La copertina
Realizzazione multimediale a cura di Francesco Mannarino